25 marzo, ore 21.00Basilica di San Simpliciano, MilanoConcerto per il tempo di Passione

25 marzo, ore 21.00
Basilica di San Simpliciano, Milano
Concerto per il tempo di Passione

Sabato 25 marzo, alle ore 21.00,  si svolgerà il “Concerto per il tempo di Passione”, nella Basilica di San Simpliciano,  a Milano.

In programma musiche di Johann Sebastian Bach e Giovanni Battista Pergolesi. Protagonisti del concerto l’ensemble strumentale La Divina Armonia, diretto da Lorenzo Ghielmi, organista di fama internazionale. E una meditazione del teologo Giuseppe Angelini.

 

Johann Sebastian Bach (1685-1750) 

Partite diverse sopra il corale “Sei gegrüßet, Jesu gütig” BWV 768 

(all’organo Ahrend)

Meditazione di monsignor Giuseppe Angelini Giovanni Battista Pergolesi (1710-1736) 

Stabat Mater 

Stabat Mater dolorosa, a due
Cuius animam gementem, soprano solo
O quam tristis et a icta, a due
Quae moerebat et dolebat, contralto solo Quis est homo, qui non eret, a due
Vidit suum dulcem natum, soprano solo
Eja, Mater, fons amoris, contralto solo
Fac, ut ardeat cor meum, a due
Sancta Mater, istud agas, a due
Fac, ut portem Christi mortem, contralto solo In ammatus et accensus, a due
Quando corpus morietur, a due

Francesca Cassinari, soprano Elena Carzaniga, contralto

La Divina Armonia:
Mayumi Hirasaki, Diego Castelli, Ayako Matsunaga, Anna Maddalena Ghielmi, violini Gianni De Rosa, viola
Anna Camporini, violoncello
Vanni Moretto, contrabasso

Lorenzo Ghielmi, organo e direzione

 

 

 

Note al programma musicale e testi

Partite diverse sopra il corale “Sei gegrüßet, Jesu gütig” BWV 768.

Johann Sebastian Bach riprese più volte in mano questa composizione, scritta sulla bellissima melodia di un corale per il tempo di Passione. Si conservano, infatti, di questo ciclo ben tre versioni, di erenti sia nell’ordine che nel numero di variazioni.

Nell’esecuzione di questa sera ascolteremo la versione conservata a Berlino (il manoscritto è di Johann Ludwig Krebs, uno fra i migliori allievi di Bach), che ci presenta il corale seguito da cinque variazioni. Il ciclo si apre con il corale semplicemente armonizzato a quattro voci; segue un duetto dove due voci vengono suonate su due tastiere di sonorità contrastanti; la seconda e la terza variazione sono a date solo al manuale. La quinta si espande no a diventare una grande “fantasia sul corale”, usando tutte tre le tastiere e la pedaliera dell’organo: la melodia è pre- sentata ora in note lunghe, ora in una libera parafrasi di grande espressività, quasi a esprimere la commozione del compositore davanti al testo.

Conclude il ciclo un’ultima variazione a cinque voci “in organo pleno”.

Sei gegrüßet, Jesu, gütig
über alle Maß sanftmütig,
ach! wie bist du so zerschmissen und dein ganzer Leib zerrissen? Lass mich deine Liebe erben und darinnen selig sterben.

Salve, Gesù buono
e gentile sopra ogni misura, ah! Perchè sei così maltrattato e tutto il tuo corpo devastato? Fa’ ch’io erediti il tuo amore
e muoia nella tua grazia.

La composizione dello Stabat Mater fu commissionata a Giovan Battista Pergolesi, nel 1734, dalla confrater- nita napoletana dei Cavalieri della Vergine dei dolori di San Luigi al Palazzo, per gli u ci che accompagnavano la Settimana Santa. Essa doveva sostituire lo Stabat Mater di Alessandro Scarlatti, commissionato dalla medesima confraternita vent’anni prima.

Pergolesi si mantenne fedele al modello di Scarlatti: simile è la strumentazione per archi e basso continuo e la presenza di soltanto due voci soliste, soprano e contralto. Entrambi i compositori suddividono la sequenza in una serie di duetti e arie solistiche.

Il lavoro di Pergolesi è più conciso di quello di Scarlatti, ma al contempo ha una concezione armonica e melodica innovativa, con una scrittura ardita, continuamente oscillante fra rigore contrappuntistico ed e etto espressivo. Leggenda vuole che Pergolesi, ormai malato, non si lasciasse dissuadere dagli amici dal continuare a comporre, morendo poco dopo il completamento dell’opera. Lo Stabat Mater divenne ben presto noto in tutta Europa e conobbe moltissime elaborazioni, inclusa una versione di Bach, il quale vi adattò il testo tedesco di una cantata.

Il pathos espressivo della Madonna alla croce diviene, nella composizione di Pergolesi, il dolore dell’umanità per il sacri cio di Cristo e l’abbandono appassionato dell’anima alla morte, nella certezza dell’abbraccio con il Figlio di Dio.

Lorenzo Ghielmi