Martedì 16 giugno 2026
Milano, Biblioteca Sormani
Premio Montale a Roberta Dapunt
Comunicato stampa
PREMIO MONTALE A ROBERTA DAPUNT
Biblioteca Sormani
Martedì 16 giugno 2026 ore 18
Biblioteca Sormani
Corso di Porta Vittoria 6, Milano
Saluti di Giuseppina Sansica, direttrice Biblioteca Sormani
Intervengono con Adriana Beverini, presidente del Premio Montale, e Giovanni Gazzaneo, Presidente di Fondazione Crocevia:
Guido Oldani, poeta e fondatore del realismo terminale
Vincenzo Quagliotti, direttore delle collane di poesia, teatro e classici di Einaudi
Giovanni Tesio, filologo, critico letterario e storico della letteratura italiana
Alma Vallazza, traduttrice letteraria, cofondatrice e curatrice di ZeLT – Centro europeo di letteratura e traduzione
Roberta Dapunt proporrà un intervento poetico
dal titolo: “Voce del verbo essere umano”
“Io minorità poetica
sono colei che dell’unità isolabile fa un discorso.
Dilato sui fogli l’espressione del pensiero,
sollevo il tempo, sposto le sue abitudini,
lo abituo all’immobile consistenza della ragione”.
Roberta Dapunt, Il verbo di fronte
Roberta Dapunt riceverà il Premio Montale per la poesia, giunto alla XXXI edizione, il 16 giugno prossimo alle ore 18 presso la Biblioteca Sormani a Milano.
All’incontro interverranno: Adriana Beverini, presidente del Premio Montale fdc, Guido Oldani, poeta e fondatore del Realismo terminale, Vincenzo Quagliotti, direttore delle collane di poesia, teatro e classici di Einaudi, Giovanni Tesio, filologo, critico letterario e storico della letteratura italiana, Alma Vallazza, traduttrice letteraria, cofondatrice e curatrice di ZeLT – Centro europeo di letteratura e traduzione.
Roberta Dapunt è nata nel 1970 a Badia, dove risiede. Pubblica con Giulio Einaudi Editore, Folio Verlag e Il Ponte del Sale, e ha curato una pagina di poesia per il mensile di arte e cultura Luoghi dell’infinito. Presente in numerose antologie e riviste letterarie, la sua produzione in versi ha stabilito un profondo dialogo con altre arti, dando vita a composizioni musicali, tre pellicole cinematografiche e alla trasposizione teatrale di Die Krankheit Wunder. Le beatitudini della malattia (Folio, 2020). Insignita del Premio Letterario Viareggio-Rèpaci nel 2018, è un’autrice tradotta e pubblicata a livello internazionale.
Si legge nella motivazione del Premio Montale: «C’è in Roberta Dapunt una coincidenza tra la sua poetica e la sua vita, in un dialogo serrato che sempre si rinnova e sempre più va nel profondo. I versi trovano la loro sorgente negli spazi e nel tempo dell’esistenza: la natura, il maso, il proprio sguardo, lo sguardo altrui, il corpo, il dolore, la guerra… In questo nostro tempo dove la dignità dell’umano sembra ignorata e i valori morali sono spesso sbeffeggiati, il suo è un canto dove ragione ed etica si elevano, nel segno della testimonianza, spoglia di ogni retorica. Dapunt è profondamente presente al presente, e proprio per questa ragione, per questo suo essere essenziale e radicale, la sua poetica supera il tempo ed è destinata a durare.
La centralità del corpo – con il suo vigore e la sua bellezza, ma anche con il limite, la malattia, il decadimento – dà espressione alla forza della realtà, che spesso può sembrare quasi un nulla, eppure è infinitamente più grande e vera rispetto a qualsiasi universo, o prigione, virtuale. Nessuna mitizzazione, ma la certezza di una materia che è anche respiro dello spirito.
Rispetto a una globalizzazione nemica delle differenze, anche la scelta di esprimersi nella lingua madre, il ladino, non è soltanto una vocazione espressiva o identitaria, ma costituisce il nucleo stesso della sua ricerca poetica, di una parola tesa solo all’essenziale, alla percezione primaria del reale. Idioma minoritario della Val Badia, il ladino assume nella sua opera una funzione originaria: è lingua della terra, del corpo, della memoria. L’essenzialità linguistica si apre a una dimensione sacrale. Il lessico asciutto e antiretorico è il ventre fecondo per accogliere e generare immagini bibliche, la liturgia del Creato, i vasti orizzonti dell’umano. E nel suo farsi prossimo alle cose, alla natura, all’uomo e all’Oltre, Dapunt ci offre il suo universo come un abbraccio, un abbraccio in un luogo e in un tempo che non possiamo non sentire come profondamente nostro».
Scrive Alessandro Fo, docente di Letteratura latina all’Università di Siena, nel suo saluto in occasione del Premio Montale: «Roberta Dapunt è ormai da anni una delle voci più significative e importanti della nostra poesia di oggi, grazie alla sua ricerca assidua, ostinata, della parola-verbo che scende nel profondo di un mistero esistenziale difficile da decifrare. Così lo sguardo della sua poesia si leva sullo sconfortante panorama dei giorni di “questo rovinato tempo, magro della sua bellezza”, stigmatizzando “l’umanità carnefice”, le guerre, i tirannici soprusi nei riguardi dei più deboli, le migrazioni con i loro drammi, l’indifferenza dei più, l’inerzia di fronte alla contemplazione “da remoto” di tante tragedie. Oltre che per il suo intenso lirismo, anche per questa nobile dimensione civile la poesia di Roberta Dapunt consegue tramite Voi un meritatissimo riconoscimento di alto valore».
Roberta Dapunt, in una recente intervista, così racconta la sua vocazione poetica: «Non faccio differenza tra vita e poesia, nel tempo sono diventate per me un accordo, un’affinità per comprensione l’una dell’altra. Ciò che pongo su carta è l’astrazione ineludibile della concretezza che mi circonda. Non c’è contraddizione in questo, è piuttosto un ovvio procedere di ciò che il pensiero isola e con cui si trova in rapporto. La scrittura è l’atto che può renderlo innanzitutto visibile, se poi riuscirà anche nella sua espressione è incerto ogni volta che l’inchiostro tocca il foglio bianco. Credo però di poter dire che sentii anni fa il passaggio ad una laica consacrazione poetica, come a passare per un luogo della mente che da lì in poi non avrei abbandonato».
Per informazioni:
www.premiomontalefuoridicasa.it
www.fondazionecrocevia.it
Si ringrazia Fondazione Cariplo
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